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ADOC - VI CONGRESSO NAZIONALE: CONSUMATORE TERRA STRANIERA - LA RELAZIONE

martedì 28 giugno 2011 - eventi  Stampa   Condividi l'articolo

VI Congresso nazionale di Adoc La Relazione Siamo la Patria, chi non ci riconosce è lo straniero

Siamo in uno degli edifici storici di Roma … è l'Aranciera Semenzario di San Sisto.
Nei vivai qui accanto vengono coltivate le splendide azalee che ogni anno si possono ammirare sulla scalinata di Trinità dei Monti. E questo sarebbe anche il paradiso di Nero Wolfe, l’investigatore, considerato che in queste serre c'è una preziosa collezione di orchidee. Questa Aranciera prende vita nel 1810, quando l'amministrazione francese che governava allora Roma avviò un progetto per l'istituzione di un vivaio per la produzione di piante e la creazione di un servizio che si occupasse dei giardini. (A Roma mancavano allora i parchi pubblici e il prefetto napoleonico De Tournon voleva abbellire la città e creare un servizio pubblico in grado di seguirne la manutenzione) Le vicende turbolente della metà dell’ottocento misero in soffitta il progetto e non se ne parlerà più fino alla ripresa del pontificato da parte di Papa Pio IX, quando la cura delle passeggiate fu assegnata alla nuova municipalità. Dopo il 1848, anche per rendere meno provvisoria la situazione del vivaio di S. Sisto, il vecchio affitto venne trasformato in enfiteusi, dapprima della durata di 29 anni e poi perpetua. (un po’ come si vorrebbe fare oggi per le concessioni degli stabilimenti balneari) Con l'istituzione poi del Comune di Roma, fu nominato responsabile del servizio giardini Luigi Vescovali, consigliere comunale, studioso e membro dell'Accademia Romana di Archeologia. A lui si deve il merito della nascita dei giardini pubblici di Roma. Braccio destro di Vescovali e suo collaboratore come capo giardiniere del Pincio per dodici anni fu il francese Augusto Houssaille. Questi due esperti giardinieri crearono le belle passeggiate alberate di Roma, che ancora oggi ammiriamo. Nel 1926, con l'intervento di Raffaele de Vico e di Alberto Galimberti, nuovo direttore dell'ufficio giardini, si ebbe un nuovo indirizzo e una nuova gestione del verde pubblico di Roma. De Vico restaurò gli edifici esistenti del Semenzaio e sistemò a giardino l'area verde centrale, più o meno questa che vediamo qui attorno, progettò le serre per la coltivazione floreale e restaurò la grande aranciera per il ricovero invernale delle piante più delicate.
Dopo questa ricostruzione storica, voglio anche dirvi perché siamo qui, perchè abbiamo voluto svolgere il Sesto Congresso nazionale dell’Adoc in questo posto, bello, poco conosciuto ma pieno di significati, Insomma // ci intrigava ricordare il 150esimo compleanno dell'Italia nel giardino d’inverno che fu di Pio IX, che l’Assessore ai giardini del comune di Roma Visconti ci ha gentilmente concesso, e per questo lo ringrazio e con lui ringrazio tutti i lavoratori del Sevizio giardini del Comune di Roma che hanno sistemato queste splendide piante. Per il Papa che più si oppose all’Unità d’Italia, questo era il suo rifugio bucolico ed era anche uno dei pochi posti di sperimentazione floreale e agricola di quell'epoca. Infatti proprio in questi giardini il Papa provava a far migliorare le rese dei suoi campi e a creare nuove piante per abbellire la sua città. Siamo qui quindi a festeggiare quell’Italia unita … per la quale ci saremmo schierati senza tentennamenti allora … e della quale … oggi … siamo orgogliosi e pronti a difenderne le basi democratiche e costituzionali e la sua indivisibilità, anche come consumatori. Oggi viviamo di democrazia.
Non a caso, con questo intervento apro il sesto Congresso di una associazione basata su uno Statuto democratico, che regola la nostra vita sociale anche nei momenti critici, come segno della nostra maturità e della capacità di gestione democratica e condivisa della sua attività. Ora, voglio ringraziare e salutare i nostri duecento delegati, che rappresentano 84.000 iscritti e tutte le regioni e provincie italiane. Voglio salutare e ringraziare i cittadini che all'Adoc guardano con la certezza che le loro richieste di giustizia diventano iniziative concrete e spesso pubbliche che ci portano a confrontarci con autorevolezza e forza con istituzioni e imprese.
Saluto e ringrazio i nostri ospiti, i volontari del servizio civile, gli operatori dei nostri sportelli, i dirigenti provinciali e regionali, i collaboratori e i dirigenti nazionali, i dirigenti della UIL e delle sue Categorie e la UIL tutta della quale ci sentiamo con orgoglio parte. Sono passati altri quattro anni e posso affermare che ancora una volta siamo cresciuti, abbiamo ampliato i campi di intervento e abbiamo saputo rinnovarci. E questo è il vero motivo di orgoglio di tutti quelli che sono qui e che prestano la loro opera volontaria nelle nostre sedi territoriali.

L’orgoglio di essere Adoc

E … tra quanti possono sentirsi orgogliosi ci sono anch'io, che ho avuto modo di apprezzare la competenza di ognuno di voi che consentite all'Adoc di essere grande, con pubblici riconoscimenti che sentiremo anche in questi giorni dai protagonisti del mondo reale, e non di quello percepito. E’ curioso che il nostro mondo per l’Istat come alcuni commentatori istituzionali sia sempre un mondo percepito … invece il mondo reale è quello delle statistiche di Trilussa: due persone un pollo … per le statistiche ciascuno mangia mezzo pollo, nella realtà uno mangia un pollo intero e l’altro …. sta all’asciutto. Vaglielo a spiegare a quello che non mangia, che il suo è solo il mondo percepito ….
Noi ci siamo rinnovati. Abbiamo avuto in questi 4 anni un turn-over che ha riguardato 1/3 dei nostri dirigenti territoriali che ci regalano oggi un'organizzazione più giovane di età e più matura di esperienze, con sempre maggiore passione per quello che facciamo.
E di cose ne abbiamo fatte parecchie. Lo splendido filmato, e ringrazio l’Ufficio stampa dell’Adoc per averlo realizzato, ha fatto una sintesi efficace delle cose fatte, delle conquiste ottenute. Ne ricordo solo qualcuna, perché mi piace condividere con voi qualcuno dei nostri piccoli successi. Il rimborso degli automobilisti rimasti bloccati in autostrada questo inverno per la neve. Come Adoc abbiamo fatto ottenere più di mille rimborsi. Dopo 6 anni di lotte per avere un televoto trasparente, siamo riusciti ad ottenere un regolamento del televoto dall’AGCOM, e siamo stati invitati ad andare al Festival di Sanremo per vigilare sulla correttezza. Un bel riconoscimento di serietà e coerenza verso la nostra organizzazione. Abbiamo firmato 40 protocolli di conciliazione. Nella telefonia siamo tra le associazioni più quotate dai consumatori. Stiamo portando avanti due class-action importanti, e ringrazio il Prof. Bin e i suoi collaboratori. Siamo stati tra i primi a promuovere corsi per la mediazione assieme agli amici dell’FPL, con i quali stiamo lavorando egregiamente su vari fronti. Abbiamo fatto una buona raccolta del 5 per mille, che testimonia la simpatia nei nostri confronti. Abbiamo ricevuto oltre 100 mila lettere per sostenerci nella lotta per l’abolizione della tassa di concessione governativa sui telefonini. E questo ci fa intuire che abbiamo ragione noi e non il Governo che vuole violare le norme e ignorare le sentenze. All’assemblea dei creditori di Dhalia, la pay TV fallita, rappresenteremo migliaia di abbonati traditi. E l’accoro recente fatto con la FIAVET apre una nuova via nella tutela dei turisti. Ultima tra le cose che voglio ricordare è la nostra lotta per aumentare il valore dei buoni pasto, da noi fermo al rimborso di un panino e succo di frutta, in Francia e Spagna già da tempo sono stati aumentati per far si che il nome del buono corrisponda effettivamente a un pasto. Tornando ai nostri dirigenti, in questa tornata congressuale abbiamo eletto presidenti provinciali di 25 anni, e la media di età è ampiamente sotto i 40 anni. Vi sono tantissime donne impegnate a tutti i livelli, vi sono immigrati che oltre ad operare come volontari sono stati anche eletti ai vertici delle nostre strutture, come avete del resto sentito da Cakerri in apertura del Congresso. Molti volontari del servizio civile sono rimasti con noi. E altrettanti hanno trovato la loro strada di impegno sociale nella UIL o in strutture vicine al sindacato.
Abbiamo offerto insomma alternative di impegno e di vita ai giovani che si sono rivolti a noi con speranza e voglia di fare, in una società arida di valori sociali e di impegno solidaristico.
E non dovremmo essere orgogliosi di questo? La nostra responsabilità è quella di far toccare con mano il nostro entusiasmo che supera di gran lunga le piccole amarezze che la vita a volte ci porta.
Non c'è vita associativa senza passione, senza idee e senza confronto.
Ma non c'è associazione se non c'è anche una salda organizzazione e la soluzione dei problemi.
In questi mesi precongressuali ci è mancato molto Aurelio Campana. A causa di qualche acciacco non ho potuto averlo al mio fianco come negli anni passati, e in questa fase congressuale i suoi consigli e i suoi interventi sempre appropriati e autorevoli ci sarebbero stati molto utili. Gli faccio i miei auguri! Gli facciamo i nostri migliori auguri !!! Io sono fatto così, e chi mi conosce bene lo sa e spero lo apprezzi, così come i valori ideali sono importanti … per me anche i rapporti umani devono essere coltivati e preservati e sono convinto che possono rappresentare un valore aggiunto anche per una associazione. Come dire che Prosa e Poesia vanno dosate, ma sono entrambe necessarie.
Diversamente, rischiamo di avere a che fare con un arido ufficio reclami o con un circolo rivoluzionario di consumatori che parla per slogan.
Che noi non facciamo politica di partito è noto Vogliamo essere pragmatici e idealisti, ma di un idealismo che crede in valori veri. Non siamo figli dei reality.
A noi interessa la realtà. Anche quella virtuale, purchè sia vera.
E’ il nostro “realismo della volontà”. Un cenno voglio fare al contesto in cui operiamo quotidianamente, mi riferisco al rapporto con le strutture della UIL, al rapporto con gli Enti che fanno capo alla UIL, nel rispetto dell’autonomia di ciascuno, delle norme, degli statuti, delle leggi e delle persone. Credo che ci sia un reale bisogno di andare avanti sulla strada di un coordinamento costante ed effettivo delle diverse realtà per poter offrire un ombrello, come dicevamo nel Congresso dell’Adoc del 2007, che copra tutte le esigenze dei cittadini. Con Barbagallo abbiamo cominciato a fare un buon lavoro, e questo lavoro dobbiamo portarlo avanti con convinzione e condivisione. È utile e necessario per rispondere meglio alle richieste che vengono dagli iscritti … all’Adoc … all’Uniat … alla UIL. Non è facile perché l’organizzazione è complessa, ma l’obiettivo merita lo sforzo. Poi dobbiamo cercare di dialogare di più con le strutture territoriali e di categoria della UIL, e ci auguriamo che anche esse lo facciano con spirito costruttivo e privo di pregiudizi con noi. Noi, dell’Adoc, completiamo quella rosa che è il sindacato dei cittadini, intuito nel 1985 e sviluppatosi negli anni, anche e soprattutto con la nascita nel 1988 dell’Adoc. E anche di questo dobbiamo sentirci consapevoli ed orgogliosi. E parlando del sindacato dei cittadini voglio ricordare qui una persona per tutte che di quell’idea è stata uno dei padri, e che ora ci manca: Giancarlo Fornari

Tempo di crisi

C'è una parola che va alla grande da un po' di tempo.
Non è Bunga Bunga. Parlo della crisi. E' stata detta spesso a sproposito, ma negli ultimi dieci anni ha funzionato benissimo. Dietro questa parola magica si sono nascosti un po' tutti.
In dieci anni abbiamo avuto la crescita più bassa d'Europa. La riduzione della ricchezza prodotta è diminuita del 17%. La crescita del PIL si attesta ad una media dello 0,2% ufficiale. Poichè l'ufficialità è la madre delle bugie, non vogliamo nemmeno sapere quale sia la realtà vera. Ci accontentiamo. Dietro questa crisi ci sono molti fatti, in testa le lobby italiane. Non sono forti sul piano internazionale e soprattutto non sono regolate come quelle anglosassoni, ma sono tante e forti qui da noi. Forti con i deboli. E tra i deboli non metto certo noi, ma certa politica.
Ormai bastano 2000 tassisti romani su 8000 perchè 4 milioni di romani e dieci milioni di turisti e pellegrini si debbano piegare ai loro voleri. Con il pessimo risultato di fare un cattivo servizio a tutti …… compresi i tassisti … che devono godere particolarmente a farsi del male. Non c'è una sola città italiana dove ci sia un rapporto di fiducia con questa categoria che arroccandosi in modo caparbio ha reso possibile perfino lo sviluppo dei noleggi con conducente che una volta appariva inconcepibile o riservato ai ricchi. Quando si arrivava a Fiumicino dieci anni fa … lo ricorderete tutti … …. se si avvicinava un noleggiatore, lo si scansava. I turisti stranieri erano avvisati perfino dalle guide a diffidarne. Oggi sono i turisti a cercare i noleggiatori. La sindrome del tassista è la perfetta metafora della nostra vita di oggi. E' la versione reale della sindrome Tafazzi. E non c'è nessuno che ne sia indenne. La crisi è figlia di questa logica della difesa dei propri piccoli interessi. Piccoli interessi che vengono cullati e vezzeggiati attraverso la creazione di piccoli e grandi monopoli.
Ovvero la loro ri-creazione.
Me li vedo davanti agli occhi …. Con le loro merendine e i loro panierini di plastica che sorridono beati mentre i sistemi che una volta erano i nostri competitori, come la Francia, la Gran Bretagna, la Germania, hanno ripreso a correre senza nemmeno guardare indietro. Questi compagni di merende mancate violentano il mercato e fanno a pezzi il diritto di questo Paese. Solo quest'anno è stata certificata una riduzione della nostra ricchezza di 160 Miliardi di Euro.
E' facile fare i conti. 160 miliardi in meno sono 60 miliardi in meno di entrate per lo Stato.
Il governo liberal-liberista che dice di applicare ricette anticicliche e che ha difeso l'Italia meglio di chiunque altro, cosa fa?
Semplice: taglia e riduce ulteriormente i servizi A questo punto, però la situazione è che io ho pagato in anticipo con le mie tasse un servizio. Lo Stato lo taglia e mi obbliga a pagare di nuovo il servizio che ho già comprato. Ma quello era già mio, lo avevo pagato e qualcun altro ha dissipato i miei soldi senza che potessi fare nulla per impedirlo! Il governo dice che deve farlo. Ma io dico che ha sbagliato doppiamente, perchè negli anni buoni ha sprecato.
E siamo anche un po’ preoccupati per la nuova manovra annunciata da Tremonti. Non basta e non convince. Quando due anni fa ci dissero che avrebbero tagliato i fondi pe ri giornali di partito, tutti pensavamo ai 50 milioni di euro che vanno ogni anno a finti giornali o a giornali fintamente di partito. Invece i 50 milioni sono rimasti e hanno tagliato 250.000 euro che dovevano andare ai giornali dei consumatori. Il credito

Le banche hanno problemi? Lo Stato le soccorre. Poi si scopre che la banche italiane non sono affatto così esposte e stanno già pensando al dopo senza tener conto degli aiuti e dei clienti.
Ne volete un esempio? La tassa da un euro per riprendere i nostri soldi depositati in banca.
Oppure il tasso d'interesse debitore ben cinque punti sopra il costo del denaro. Mentre il tasso creditore è un punto sotto. La cosa fa rabbia perché, quando dò i soldi alla banca non mi danno nulla in cambio.
Con i miei soldi, poi, finanziano quello che vogliono: dalle campagne acquisti delle squadre di calcio, ai monopòli che ci vessano, fino alle speculazioni più ardite come quelle immobiliari o alla ormai famosa Lehmann Brothers.
Questa è la vera fuga in avanti. La fuga dal sociale della banca che a fine anno stila un bel bilancio sociale da dama di carità ottocentesca, ma lascia che i padri di famiglia diventino vittime degli strozzini. E lo stesso vale per le piccole imprese o i piccoli commercianti. Al punto che sono sempre di più le famiglie, anche di piccoli imprenditori, che non sono in grado di pagarsi nemmeno una banale cura imprevista come, per esempio, quella dentistica. Tanto è vero che i dentisti lamentano un calo del 30% di clienti. La nostra società oggi è questo. Crisi, depressione, incapacità di reagire. Istinto al suicidio culturale. La nostra crisi prima che economica è Culturale.
Siamo diventati sistematicamente insicuri. L'Islam rappresenta il diverso, il petrolio manca, la sanità non va, i treni meno ancora, e poi le tasse che lievitano invece che scendere. E come rispondiamo a questi problemi? Come i bulli che vanno alla rissa… … E noi alla guerra! Si rispolvera un po’ di razzismo, intolleranza, violenza … che dirigiamo contro lo straniero, il rivale nel senso di quello dell'altra riva. Di questa pruderie violenta la storia è piena di esempi. Ovviamente, tutto è poi riconducibile alla dimensione che l'Italia si è scelta negli ultimi dieci anni. Non più potenza continentale che si misura con Gran Bretagna, Germania, Francia, ma strapaese che guarda alla Spagna, alla Grecia e all'Irlanda con un senso quasi di sollievo. Di conseguenza, oggi non siamo alle grandi guerre, ma alla cultura da buttafuori da discoteca. Da bullo di quartiere, appunto. Inutilmente forte con i deboli.
Per farlo, si è ridotta la nostra Legge fondamentale ad una specie di groviera. Piena di buchi, pencolante, sbilenca, a furia di attacchi. Talmente forti gli attacchi che ora ci attacchiamo a lei come se fosse un feticcio. !!! Non la toccate più ! ! ! Lei aveva una filosofia cucita addosso che la permeava. I riformatori di oggi filosofia non la studiano né la elaborano, ma la usano per giustificarsi. Questa crisi del nulla, dovuta alla benedizione del pensiero debole e della società liquida, come retroterra, ci ha regalato questa società che da farfalla vuole tornare nel bozzolo.

Le crisi economiche

Ma ad una crisi culturale profonda che si estende come uno tsunami sull'intero globo, che però ha prodotto come reazione Obama in America e gli indignados in Spagna, corrisponde la triade delle crisi economiche. Energetica, Alimentare, Finanziaria. Alle quali noi italiani ci siamo inginocchiati senza capacità di reazione. E' vero. Non abbiamo più un Enrico Mattei. Quei piccoli italiani, che fecero grande l'Italia ci mancano. E ci hanno fatto subire il contraccolpo della crisi energetica senza scatti d'orgoglio e senza la velocità di decisione che ci fece accaparrare risorse utili per cinquant'anni a partire dalla fine della guerra. La nostra crisi energetica è stata attenuata dalla filosofia Mattei che ci ha fatto partecipare agli immaginifici progetti dei gasdotti russo e algerino. … E ora a quello turco, anche se con mille incertezze, e con la paura di indispettire il risvegliato gigante russo e l'ex amico e alleato libico. Di fatto, siamo nuovamente al servizio delle mitiche sette sorelle, proprio quelle che probabilmente Mattei lo hanno eliminato. A quelle gigantesse si sono aggregati gli ispanici di Petronas e i libici della Tamoil. Mentre l'Opec, in piena crisi, ha portato il prezzo del petrolio sopra i 100 dollari. Con l’Europa che sta a guardare. I risultati sono drammatici da noi, e solo una politica dell'informazione quanto meno opaca non fa vedere la sua devastante realtà. L’impennata continua dei carburanti e una politica non controllata della RCA sta producendo distorsioni profonde all’economia industriale del Paese. E non solo delle Famiglie italiane. E’ necessario dare corpo ad una riforma del sistema distributivo dei carburanti. Crediamo sia necessario definire un accordo per la separazione dei produttori dai venditori al dettaglio. Lo abbiamo detto al Ministro Romani, lo continueremo a dire perché non c’è alternativa. // Oggi, con l'integrazione verticale che coinvolge l'intero globo, non esiste concorrenza alcuna. // Mentre il nostro futuro dipende anche da una effettiva ed efficace concorrenza tra gestori che porti ad un abbattimento consistente dei prezzi. Siamo convinti, e l’esperienza delle mosche bianche senza marchio ce lo conferma, che solo con questo possiamo arrivare a una riduzione tra l’8 e il 12% del costo finale. Significa risparmiare tra i 12 e i 18 centesimi per litro, mica stiamo parlando delle bucce delle patate, come direbbe il Bersani-Crozza. E anche per questo abbiamo aderito con convinzione alla campagna di Confesercenti “Libera la benzina”. Lo Stato italiano deve fare la sua parte. Siamo stufi di sentire le promesse vuote dei Governi di raffreddare l’Iva sui carburanti e di abbassare le accise. Anche perchè questo sistema di tassare gli italiani è particolarmente infido e foriero di distorsioni strutturali. Aumentare il gettito dai carburanti implica il vantaggio per lo Stato di incassare soldi incentivando consumi sbagliati. Non solo, favorisce la posizione morbida del Governo e dello Stato nei confronti degli speculatori, qualunque nome abbiano. Alla fine, per esperienza, sappiamo che nei settori carburanti e assicurazioni lo Stato restituisce in qualche modo i soldi alle compagnie e in più lucra un'odiosa IVA sulle nostre spalle, che noi, consumatori lavoratori dipendenti e pensionati, siamo gli unici a non poter neanche scaricare dalle tasse.
Non temiamo smentite.
Negli ultimi anni lo Stato ha ottenuto dai carburanti entrate supplementari importanti, non previste dai bilanci di previsione. E in questo modo ha dato il suo assurdo contributo alla crescita inflattiva, al peggioramento della crisi e al ritardo nel recupero di settori produttivi importanti. Il doppio malus delle assicurazioni

Sulle assicurazioni il discorso non è diverso. L’RCA malgrado le giuste politiche per la sicurezza stradale che l'Adoc ha sempre condiviso e sposato, ha continuato impassibile a crescere del’8% medio annuo. Per fermare le polizze sono state fatte mille riforme che le imprese assicurative hanno proposto e sollecitato con la promessa di minori costi. E' cambiato per questo fine il codice della strada, è stata introdotta la patente a punti, introdotto l’uso obbligatorio di cinture e casco, è stato nuovamente cambiato il codice della strada, ammesso il ricorso alle scatole nere intelligenti, introdotto l’etilometro, messi ad ogni angolo gli autovelox magari non omologati, varato l'indennizzo diretto e mille altri provvedimenti.
A giudicare a posteriori ci sono state fatte solo un mare di inutili promesse e le conseguenze della diminuzione degli incidenti gravi (meno 40% in 5 anni ci dice Autostrade per l’Italia) ha solo rimpinguato i bilanci delle compagnie.
Mi piacerebbe saper leggere il futuro. In questo caso è facile, perchè sappiamo che manca chi controlli per nostro conto questo non mercato.
Ci vuole una modifica profonda di questo sistema. Innanzi tutto occorre definire competenze vere delle autorità, vigilanza dei poteri pubblici e capacità sanzionatorie proporzionate ai fatturati. Poi occorre una riforma del bonus – malus.
Oggi abbiamo a che fare con un malus – malus, come dice l'amico Lirosi, che non invita a comportamenti virtuosi.
Anzi, possiamo dire che l'attuale sistema aiuta solo gli sprechi assicurativi. Grazie a questo meccanismo infernale il mercato non c'è e le compagnie sanno di poter ripianare i bilanci scaricando sulla comunità i costi delle mancate vigilanze e dei rimborsi facili che si chiamano indennizzo diretto.
Va messo un tetto al prelievo forzoso dell’RCA.
Il Governo deve sapere che se volesse muoversi in questa direzione i cittadini saranno con lui, come lo sono contro un’Europa poco attenta agli interessi di chi non è imprenditore.
Noi dobbiamo avere il diritto di contrarre in tutto il Paese e anche in tutto il Continente: non può e non deve esistere un’Italia di serie A e una di B, né un'Europa dove le polizze costano 200 Euro l'anno ed un'altra dove si superano i 2000. Ovviamente, noi siamo nella parte sbagliata del Continente. E poi in fondo, questo è lo stesso discorso che vale per la Tarsu, per l’acqua, per i trasporti.
Non è un caso che abbiamo detto si in massa ai referendum.
Un sistema che preveda la privatizzazione dei servizi di distribuzione idrica a sistema normativo costante, comporta solo la privatizzazione dei maggiori introiti e un aumento dei costi del 7% fisso. E poi non dimentichiamo l'ottica federalista. L'attuale assetto provoca maggiori costi a carico dei più poveri tra il 16 e il 45%. Quasi superfluo dire che le tariffe più alte sono a Sud. Per questo crediamo sia necessaria un'authority vera e indipendente sui servizi locali. Le tariffe vanno calmierate e tenute sotto controllo in modo equilibrato. Senza contare che questi comportamenti speculativi condivisi purtroppo anche dai poteri pubblici, fomentano un'inflazione perniciosa e non creativa, che ha portato con sé l'irrobustimento del monopolio energetico mondiale. Prima causa dell'approccio protezionistico di altri due settori monopolistici: il credito e l'agricoltura.

Il Risparmio

Grazie alle crisi economiche e finanziarie ed ai crac, l'intero settore del credito si è riaggregato. Non fanno più paura i fondi sovrani arabi. Che sono pesantemente invischiati nelle crisi occidentali. L'unico timore viene dalla Cina. Destinata a far parlare Mandarino a una bella fetta di Mondo. Ma fino a quel momento, il blocco del credito è saldo e inamovibile. Il sistema Italia all'interno di questi giganti è debole ma vincente. Ha portato Draghi alla BCE e il sistema Italia ad essere esportato in Europa e nel Mondo. Le nostre fantasiose commissioni come quella di estratto conto, di ritiro di contante, di copia di documenti stanno cominciando a fare breccia nel resto d'Europa. L'aveva detto il commissario Monti. Si voleva europeizzare la banche italiane. Siamo riusciti a italianizzare quelle europee.
Ci siamo riusciti.
Anche perchè le nostre norme antitrust fanno ridere. Non di meno quelle europee. E la protezione dei consumatori va sempre peggio. Il fallimento Argentino, il crac Lehmann e persino la farsa Parmalat o Alitalia sono state pagate esclusivamente dai risparmiatori. Una sola società di revisione è stata devastata: Arthur Andersen.
Pensate che è stata colpita così a fondo dal mancato controllo esercitato negli audit a lei affidati che ha dovuto cambiare nome. Ora si chiama Accenture. Devastante. Eppure Banche e Assicurazioni nella società post “welfare state” sono essenziali. Regolano la nostra vita quotidiana e prefigurano quella futura. Gestione dei nostri soldi, rendimento dei risparmi, prestiti, previdenza integrativa, sicurezza per la salute e la casa. Ma bisogna scegliere: la ricetta americana pare fallimentare non solo per i cittadini che senza soldi sono anche privi di garanzie, ma anche per banche e assicurazioni, che hanno scoperto che se i consumatori restano senza soldi poi polizze e mutui non li paga più nessuno ed il sistema di carta … crolla. Allora proviamo a disegnare una società dove, ciascuno nel proprio ruolo, possa dialogare di più, per far svolgere a banche e assicurazioni oltre che un ruolo imprenditoriale anche un ruolo di regolazione sociale. Ci vorrebbe una seria riforma della governance che coinvolga i consumatori. Ne avremmo vantaggio noi, ma avrebbero meno rischi pure le imprese.

L'agricoltura

L'infezione del monopòlio si è propagata potentemente anche nell'agricoltura. Il povero Gardini, ultimo dei nostri imprenditori con un respiro globale, fu massacrato per aver cercato di influenzare il mercato della soja. Fu accusato di trust. La Guardia di Finanza con le sue indagini ha in questi anni dimostrato che esistono trust nel settore dei pomodori e del grano, della soja e dei semi transgenici. E noi paghiamo … Tutto e subito. Siamo noi a sorreggere questi sistemi monopolistici globali. Ci raccontano che il mercato libero ottimizza i costi e i prezzi e intanto riducono i redditi familiari e aumentano i costi dei monopòli.
I poteri pubblici subiscono o, in quanto poteri composti direttamente dagli imprenditori interessati, addirittura promuovono i monopòli.
Non è un caso che le tecnologie audiovisive siano nelle mani del principale imprenditore televisivo italiano. Non è un caso che i costi dei servizi di interesse generale siano collettivi, che le decisioni che stanno dietro i dissesti annunciati delle società locali siano di pochi e i conti dei crac da evitare siano nuovamente solo dei cittadini. E questi sono sempre meno tutelati. In Italia avevamo il miglior sistema al Mondo di controllo delle merci e dei prodotti alimentari. Ora, ci ritroviamo con ricorrenti crisi alimentari escrementali che spaziano dai fast-food alle catene di distribuzione. Da noi questi fatti godono della complicità di tagli di bilancio sempre più inesorabili, il sistema di controllo e di allerta per la salute e la sicurezza fa acqua da tutte le parti. Qualsiasi importazione di prodotti alimentari che arrivi nel nostro Paese dopo le 16 del venerdì, è certo che non sarà controllata da nessuno. Il cibo torna prepotentemente alla ribalta come variabile strategica per declinare il futuro dell'Umanità. Per noi italiani il settore agricolo e della trasformazione alimentare è un settore importante. Diciamo pure strategico per il nostro Paese. I consumatori italiani amano mangiare bene! Noi … consumatori e italiani … possiamo e dobbiamo permetterci, di lavorare, anche – perché no – con gli operatori del settore per garantire le nostre produzioni. La nostra deve essere un'operazione salvataggio del sapore come variabile cruciale dei nostri prodotti. Mele o pomodori sempre più grossi, colorati, lucidi ma insapori e inodori non devono fare per noi.
Non è un'operazione nostalgia, ma un ritorno al futuro, quello del “sapore di una volta”. O dell'innovazione di qualità buona. In questo pure siamo bravi. Nella lavorazione l’Italia è il più grande giacimento culturale gastronomico del Mondo. Dai vini e formaggi di qualità unica e superiore, alle nostre paste, ai dolci, al pane, per la cui categoria cito per affetto quello di Altamura per tutti. Non perdiamo i nostri valori! L’Adoc è pronta a dialogare con coloro che questo dialogo lo vogliono, e per primi certamente ci sono i lavoratori del settore, con i quali, dentro la UIL, stiamo costruendo un innovativo esperimento di lavoro comune, che sono certo porterà sorprese positive e costruttive. La nostra presenza è vieppiù necessaria se si considera che l'agricoltura sta cambiando volto. I cinesi stanno acquisendo terra da coltivare in Africa. I russi hanno avviato la sperimentazione delle colture idroponiche nello spazio. Sulla Terra, il settore si sta finanziando portando con sé non la competizione, ma l'aggregazione di imprese in modo così veloce e compatto che pare evidente che gli attuali monopòli provati e trovati dalla nostra Guardia di Finanza tendano ad aumentare ... O meglio a diminuire di numero.

Il mercato azionario

Anche la finanza obbedisce a questa regola folle del monopolio delle informazioni e dei flussi. Le azioni hanno l'andamento voluto dai fondi gestiti da pochissimi, gli stessi che siedono in tutti i consigli di amministrazione delle maggiori società italiane. E che decidono tutto. Anche nello sport. Squadre come la Roma, quotate in borsa, hanno visto scendere il prezzo delle loro azioni in poche ore. Appena la banca che aveva venduto un pacchetto consistente delle azioni ad un nuovo imprenditore americano, ha deciso che le conveniva per eliminare rischi nelle future operazioni.
Altro che mercato!
Questi fenomeni dovrebbero essere almeno sotto inchiesta per insider trading, perchè se é vero che i consumatori non sapevano, è evidente che altri conoscevano il futuro di quelle azioni. Invece la Consob sta ferma. D'altronde il suo presidente è passato direttamente da una carica politica elettiva nelle fila della maggioranza di Governo ad una istituzione di garanzia. Difficile ipotizzare che possa essere effettivamente di garanzia. Non è sempre così. E poi va anche detto che la funzione spesso fa anche la forma. Il risultato è che ci sono autorità di regolazione che nonostante tutto funzionano. L'Autorità di Regolazione delle Comunicazioni, pur lottizzata, non esita però a gridare alla violazione delle regole di democrazia che vanno col nome di “par condicio”. A parte il fatto curioso che resta pressocchè inascoltata, c’è anche il paradosso che a violare la norma siano persone con nome e cognome ma a pagare le sanzioni è il danneggiato, vale a dire il popolo del canone. E questo nel settore delle comunicazioni capita spesso. I comportamenti lesivi dei diritti dei consumatori e le scelte aziendali sbagliate alla fine vengono scaricati in bolletta. E i piani tariffari cambiano in continuazione. Il contatore dell'Autorità, molto ben fatto, aiuta ma non riesce a risolvere il problema della comparazione. Il tentativo di controllare la qualità dei servizi di trasmissione dati non riesce a limitare l'abuso di posizione degli operatori. Sempre meno trasparenti dopo che hanno fatto promesse mirabolanti all'atto della sottoscrizione di contratti spesso ancora estorti. Cosa che sta accadendo anche nel settore dell'energia. Non a caso, spesso stiamo attenti a raccomandare ai nostri iscritti di non uscire dal mercato regolato. Perchè la competizione sembra sempre una bella cosa. Ma senza authority davvero indipendenti e con poteri reali, i problemi vengon fuori. Si sa, non tutte le ciambelle escono col buco.

Il ruolo delle Authority

Mal comune mezzo gaudio, però. Non sono solo le autorità italiane a ingenerare sospetti. E' ormai chiaro che c'è bisogno di un sistema finanziario internazionale efficiente ed efficace, ma soprattutto credibile. Sull'efficienza, non mettiamo bocca.
Le regole bancarie e finanziarie sono tali e tante che ci vogliono anni di studi e pratica per conoscerle davvero tutte. Spesso sentiamo i nostri interlocutori dire che i consumatori non possono lamentarsi, se non conoscono o non hanno studiato le regole. Ma se un giorno per curiosità chiedessi di vedere la raccolta delle norme, delle circolari e regolamentazioni bancarie, be’ credo che non la troverei da nessuna parte. // Ci vorrebbe una stanza. E pure grande !!!

Allora va bene pretendere che il consumatore sia informato, ma qualcuno deve pur mandare avanti la vita di tutti i giorni di questo cliente che per informarsi deve applicarsi allo studio come uno scienziato, le banche dovrebbero garantirgli un avatar sul lavoro e un valletto per fare la spesa al supermercato. E' per questo che insistiamo sulle autorità di Garanzia. Il consumatore non potrà mai sapere tutto. Deve fidarsi. E per fidarsi ci vuole qualcuno che vigili e sia tempestivo e credibile. Anche al livello internazionale. A proposito di affidabilità e fiducia, è il caso di dire che il sistema finanziario mondiale ha avuto tra le sue sentinelle anche quella Banca Mondiale diretta da quel galantuomo di Dominique Strauss Kahn. Ora, può un uomo tanto interessato alle signore che gli rifanno il letto, decidere sull'affidabilità di un Paese? Può un imperatore della finanza e del credito dilapidare la sua carriera in pochi minuti e non farti venire il dubbio che sia ricattabile? E può venire il serio dubbio che in una situazione del genere ci voglia una vera sentinella, capace di dirci per tempo se la Grecia o l'Irlanda siano delle tigri o dei rischi per il sistema finanziario occidentale? O anche l'Italia, se è per questo. !!! Abbiamo il diritto di sapere !!! Per questo chiediamo un'Autorità autonoma europea per i rating finanziari nazionali e delle imprese quotate. L'importanza di un'autorità simile, con compiti distinti dalle banche centrali, serve per sapere se i rating sono calcolati con sistemi trasparenti da poteri pubblici che hanno tutto l'interesse acchè i propri partner o competitori non ti mettano in pericolo. Per noi italiani, con un debito pubblico mostruoso, una simile istituzione è ancora più importante. Mezzo punto di inflazione in più per noi significa anche un punto di interesse sul debito aggiuntivo. Per intenderci, il prossimo anno, a parte la manovra da quaranta miliardi promessa o minacciata da Tremonti, avremo da pagare altri due miliardi per soli interessi aggiuntivi da inflazione. Nella speranza che l'aumento della spesa da 4,5 punti dello scorso anno nel 2011 venga tenuto a bada. E' ovvio che per noi è importante sapere se, comportandoci da virtuosi in casa, poi non dobbiamo ritrovarci con qualche sorpresa fuori di casa. Intendiamoci, non voglio parlare di questioni macroeconomiche. O meglio, non vorrei farlo, ma ormai non se ne può fare a meno. La crisi finanziaria internazionale si è mangiata con i nostri risparmi, non meno di quindici punti del nostro PIL, e ha prodotto l'ancoraggio dell'Italia ad una crisi regressiva strutturale. Per le famiglie questo significa meno lavoro, più alti tassi d'interesse, maggiori costi dei beni di prima necessità, e svalutazione del patrimonio immobiliare. I prestiti delle finanziarie e delle loro banche madri, negli anni 90 e 2000 ci è costato una cifra da capogiro. In Italia, l'equivalente di un anno di produzione interna, perlomeno. E le banche hanno fatto sempre politiche anticicliche. Ma a loro favore. Quando i tassi d'interesse erano crescenti scoraggiavano i mutui a tasso fisso. Con tassi calanti, scoraggiavano i mutui a tasso variabile. Ora, hanno trovato la quadra: hanno portato lo spread, vale a dire la differenza tra costo del denaro per le banche e tasso d'interesse al pubblico a quattro-cinque punti percentuali. Contro l'uno scarso di dieci anni fa. Dopo la crisi, se è vero che sia finita, l'Italia è più povera.

La bolla edilizia e la crisi dei mutui

E i singoli italiani? // Lo sono ancora di più. Negli anni difficili con il credito facile (e stiamo parlando di nemmeno dieci anni fa) sono state vendute non meno di dieci milioni di case. Il valore di un immobile a Roma di medio pregio era di circa 600.000 Euro. Lo stesso immobile oggi vale anche il venti per cento in meno. Nel frattempo le famiglie hanno pagato per dieci anni mutui su cifre importanti, coprendo a malapena la perdita di valore della casa che hanno comprato allora. In pratica, in dieci anni hanno pagato circa centocinquantamila Euro. Dovranno pagarne altrettanti. E alla fine avranno un appartamento che equivaleva ai risparmi investiti nella casa al netto del mutuo. Una catastrofe economica immobiliare. Una distruzione sistematica di ricchezze a danno di professionisti e lavoratori. Certo, la causa di questi guai è il mercato. O meglio, del mercato come lo hanno interpretato coloro che lo tengono in ostaggio. La causa del mancato funzionamento del mercato sta nei comportamenti di chi vuole essere regista del mercato senza pagare dazio. Considerato che la destra è conservazione e la sinistra è innovazione, noi abbiamo bisogno di una nuova grande sinistra, capace di spingere il Mondo verso un nuovo ciclo, una nuova era di sviluppo pacifico e ecocompatibile.
Il desiderio di cambiamento, di riforme vere e quindi di sinistra, c'è. E' forte.
Il problema è che la sinistra non ha più un'identità. C'è la sinistra di protesta dei giovani indignati spagnoli. C'è la sinistra greca che protesta per la crisi ma non sa come uscirne. Ci sono i giovani arabi che cercano democrazia nei loro paesi morendo cercando quell’identità … E c'è la sinistra italiana che vota Lega e non ha capito che quel disegno è conservatore, regressivo e conduce alla povertà. Il Mondo che chiede un'idea nuova non sa articolare il disegno e chiede senza dare indicazioni.
Del resto siamo in un mondo basato sulle ricerche di mercato, ovvero che si interroga sul passato, facendo finta che sia futuro. Questo è il guaio.
Noi siamo questo: una generazione che parla al proprio ombelico con la speranza, che un giorno quello risponderà. Di sicuro il capitalismo non ha funzionato come avrebbe dovuto. Ma il guaio non è l'assetto liberale, ma la mancanza di trasparenza.
Il liberalismo digerisce tutto E' /// se vogliamo /// un non sistema.
Il liberalismo è un metodo.
Se io uso il metodo per fare un'economia sociale o per farne una corporativa, faccio un uso del metodo liberale che mi consente comunque di poter tornare indietro.
Un sistema dittatoriale o autoritario non mi dà la stessa garanzia. Dobbiamo preservare l’assetto liberale dell’economia, ma pensando nuovamente ad un futuro sociale. E' questa la nostra idea.
Un futuro nel quale i consumatori–cittadini, come piace dire a Daniela Primicerio e come li ha definiti Bersani quando faceva le lenzuolate, possano credere alla propria forza. E possano farla valere. Devono farlo, oltretutto. Ce lo diceva già Kennedy nel 1962 !!! Lo scorso 5 giugno si è celebrato il tax freedom day. Il giorno, in pratica, in cui abbiamo finito di pagare le tasse. Noi abbiamo fatto i nostri conti. ///
La data è sbagliata !!!
A questa libertà dalle tasse mancano gli obblighi che abbiamo nei confronti degli enti locali e per i servizi che una volta erano pagati con le tasse e che comunque sono obbligatori. L'aggiunta di ICI, addizionali, servizi pubblici, ecotasse, canone Rai, varie ed eventuali di livello regionale, federale o comunale, vale già quest'anno una cifra che raggiunge i novecento Euro. In capo a due anni, diventerà di millecento. E poi si arriverà alla libera tassazione federale, con un aumento prevedibile nell'ordine di altri seicento Euro l'anno.
Nella speranza che non si aggiungano altri orpelli, la libertà dal fisco per noi andava celebrata il 25 giugno, nel 2011.
Nel 2013 arriveremmo al 29 giugno e nel 2014 la festa, per chi avrà voglia e modo di festeggiare, sarà l'11 luglio. Il fatto che il Governo annunci il pareggio di bilancio nel 2014 crediamo non sia un caso. Per due motivi. Il primo di ordine tecnico. Lo Stato avrà ancora meno funzioni da espletare a parità di incassi. Il secondo è di ordine politico: promettere la buona amministrazione dopo le prossime elezioni politiche aiuta molto la campagna elettorale del 2013.

Gli enti locali e il federalismo

E così abbiamo chiaro un altro principio chiave di questo Governo. Il federalismo come leva di una illimitata possibilità di trasferire costi dal bilancio pubblico a quello privato a parità di tasse.
E' così che Stato e Regioni trovano i loro accordi! Saldano la loro complicità per mangiarsi in pochi quello che produciamo in tanti. Qui ci sono i costi della politica da tagliare, e tagliare a fondo. Abbiamo 8 volte il numero delle auto blu di tutti gli Stati Uniti d’America, e 11 volte più di quelle del Regno Unito !!! Solo per dirne una …. Ora … non so voi … ma a me questa storia che a casa mia ci sia sempre un invitato che io non ho scelto, non mi piace. Vorrei dividere il mio pane con tutta l'umanità, ma con regole almeno di buona educazione.
Stato, Comuni e Regioni, per non parlare delle misteriose province che paghiamo con le tasse, ma anche con le bollette elettriche e l'immondizia, stanno invece lì a casa mia, in pantofole e con i gomiti sul tavolo. Non puoi nemmeno sgridarli …. Si offendono. Ne va della loro professionalità e del loro ruolo. E' evidente che c'è bisogno di un controllo maggiore, di dialogo e soprattutto di limiti. Un limite alla tassazione complessiva, per cominciare.

Non è possibile che io voto uno e quello, non essendo più responsabile della gestione amministrativa delle decisioni politiche, grazie o a causa della riforma Bassanini, di fatto prova a corrompere l'inazione del proprio ufficio con i nostri soldi, concedendo aumenti, premi e superstipendi. Non è possibile che io voto uno pensando che possa risolvermi i problemi e poi scopro che quello - se vuole lavorare seriamente o no non importa - prima di tutto fa assumere a mie spese trenta, quaranta persone. Se poi i neoassunti son bravi, siamo fortunati. Se sono amici d'infanzia e parenti, dobbiamo davvero esserlo molto di più. Se poi l’amicizia coinvolge colleghi di partito, allora dobbiamo affidarci a qualche santo, perchè la fortuna non basta più. E' sempre più frequente che i figli o gli amici di qualche politico siano assunti dall'amministrazione gestita da un collega a capo di una diversa amministrazione. E' stato recentemente appurato che in un'importante amministrazione regionale sia stato investito della responsabilità di esperto turistico un signore molto dotato: un barman per la precisione. E nessuno si è messo a ridere. Vuol dire che c'era bisogno di un altro giro di bevute. Il nostro sistema fa acqua.
Lo spoil system da noi non funziona. Costa tanto, non valorizza le professionalità, fa della precarietà la costante di una burocrazia che solo questo gli mancava. L'intera Pubblica Amministrazione doveva essere riformata, così ci avevano detto. E invece è ancora lì, intatta nei suoi difetti.

La fine del Welfare e il ruolo delle assicurazioni

Il risultato, tra gli altri, è stato quello della distruzione del Welfare State.
Ora ci dicono che la risposta alla crisi del nostro sistema sanitario, per esempio, sono le assicurazioni. Non le RCA, le altre.
Su questo una riflessione va fatta. Se partiamo con l'idea della doppia assicurazione, vale a dire quella pagata con le tasse e quella privata per ottenere vera assistenza, noi rifiutiamo una evoluzione simile a quella ottenuta con le automobili.
Non ci spaventa l'assicurazione in sé, anzi, lo accennavo poco fa, con le imprese assicurative da anni e per primi abbiamo voluto avviare la scrittura di un libro nuovo, quello del comune impegno sociale per la costruzione dell’Italia del post welfare state. E' da qui che noi partiamo per le riflessioni sulla riforma tributaria. Dobbiamo definire quali siano le azioni che lo Stato non può e non deve abbandonare. E per giustizia e trasparenza dobbiamo considerare il diritto di difesa dalle pretese ingiuste di Stato ed enti locali come preminente. La giustizia tributaria a volte è ingiusta per il cittadino, è lenta e costosa per i piccoli diritti da tutelare. Mentre per i grandi evasori è una prateria da solcare indisturbati. Sembrano passati anni luce dal varo del codice del contribuente … Oggi pochi se lo ricordano e nessuno lo applica. E poi quando faticosamente si ottengono sentenze a favore dei cittadini, bene, allora si cambiano le leggi, e il gioco è fatto, vince sempre il banco. Il risultato di questi squilibri è che lo Stato con le tasse più alte d'Europa non riesce a coprire più i costi sanitari. E cerca di distruggere oltre la Scuola, anche un altro dei nostri gioielli, la sanità pubblica. Come che sia, in attesa della soluzione dei grandi problemi, noi dobbiamo garantire alla nostra gente la salute. Ci vuole un “aiutino”. Le assicurazioni possono e devono darlo, come imprese che hanno un naturale ruolo sociale. Se vogliono esercitarlo. Vogliamo discutere con loro questo percorso.
Quattro anni fa siamo stati protagonisti, noi dell’Adoc, della proposta di creare una Fondazione con Ania. Dico noi dell’Adoc perché qualcuno allora era contrario, e noi ci siamo spesi per superare le perplessità, convinti che il gioco valesse la candela. Restiamo di quella idea che discutemmo con il Presidente Cerchiai allora. Chiediamo all'Ania di mantenere l’impegno del Minerva !!! Noi vogliamo scongiurare il pericolo di una deriva americana nella sanità. Siamo certi che si possa costruire un percorso italiano per far funzionare meglio il nostro Paese.

La sanità

Parlando di sanità dobbiamo dire che non ci è piaciuta la scelta di molte regioni di scaricare errori politici nella gestione della sanità sui cittadini che pagano il servizio sanitario nazionale, e che si trovano ora a pagare tickets che lievitano come il pane, ogni anno di più. Ma ce n'è per tutti. Che politica di controllo dei prezzi dei farmaci abbiamo se continuiamo a pagare i farmaci il 30% in più dei nostri colleghi consumatori europei, senza ragione e senza una spiegazione credibile? Se ne accorse perfino Casini durante una gita in Spagna! Lo chiediamo chiaramente alla nostra Agenzia del Farmaco. Ma aggiungiamo anche una domanda: cosa fanno al Ministero? Chi controlla e decide i prezzi si rende conto che non siamo limoni da spremere, né polli da spennare?
I bilanci familiari sono devastati. I costi sanitari stanno contribuendo in maniera determinante a mandare in tilt le famiglie.
E poi bisogna prendere un impegno diverso nei settori dell’assistenza. Un Paese sempre più anziano, con casi di malattie gravi e sempre più diffuse che richiedono assistenza continua alla persona, non può essere abbandonato alle badanti pagate dalle famiglie. Lo Stato e le Regioni, come i Comuni, non sono vicini ai loro cittadini nel momento del bisogno. Anzi, non se ne curano granché.
Questo decentramento della spesa assistenziale e della gestione clinica, riguarda ormai una famiglia su tre, che sopporta in solitudine e povertà la malattia degli anziani. Solo le famiglie con malati di Alzaimer sono 600 mila, l’un percento della popolazione italiana !!! Complessivamente stiamo parlando di 7 milioni di famiglie che pagano tre volte:  col servizio sanitario obbligatorio che non garantisce più servizi sufficienti,

 con l’assistenza a pagamento delle badanti, che solo congiunture sfavorevoli nei loro Paesi rendono disponibili a svolgere questo prezioso lavoro

 con i problemi psicologici che questi casi comportano agli altri componenti della famiglia.
Tralasciando la cattiveria nei confronti di queste lavoratrici e delle famiglie, da parte dello Stato italiano che tende sempre a mostrare il braccino corto quando si tratta di regolarizzarle, il risultato è che le famiglie entrano in crisi anche per questo.
L'Adoc ha valutato che il 6,5% delle separazioni e divorzi, oggi, sono causati da incomprensioni e divergenze nell’assistere familiari gravemente ammalati.
!!! 10 anni fa questa percentuale era vicina allo zero !!!

Le grandi riforme

Stesse perplessità abbiamo per le grandi riforme annunciate, come quella della giustizia. Non ne possiamo più di sentire parlare di questa roba che poi non si fa. Ci aspettavamo di essere salutati come donne e uomini di buona volontà con il nostro contributo dato allo snellimento della giustizia con gli accordi di conciliazione bilaterale. Accordi che essendo tra privati valgono comunque, per fortuna, malgrado le leggi e leggine che vengono fatte per confondere le acque. Hanno provato infatti in tutti i modi a smontarcela e ora a non finanziarcela più con i fondi delle multe dell’Antitrust. E quelli sono soldi nostri, sono i soldi dei consumatori imbrogliati da chi non ha rispettato le regole della concorrenza. Sono multe comminate spesso dopo inchieste che noi abbiamo proposto.

La class action che non c’è

Ci hanno preso in giro negli ultimi anni, diciamolo pure a chiare lettere. Ci hanno regalato una Class Action che non serve a nulla e non può essere applicata. Anche in questo caso abbiamo avuto una concessione senza contenuto ed abbiamo ascoltato fior di politici e commentatori raccontarci che abbiamo ottenuto più tutele. Ad oggi sono state tentate un centinaio di Class action. L'unica ammessa finora mi risulta sia quella sulle classi pollaio. Intentata contro la Pubblica Amministrazione. Il che vuol dire che non ci sarà alcun risarcimento, come sapete, ma solo un adeguamento normativo, in caso di vittoria. …. di Pirro. La questione economica non è irrilevante. Vi racconto questo episodio. Anche noi abbiamo promosso una Class Action contro una banca a Torino. Sapete perchè è stata rigettata? Perchè i giudici hanno ritenuto che l'attore non avesse la capacità economica per sostenere l'azione. Guardate che non sto scherzando! In sostanza, se sei povero e non hai abbastanza soldi per far valere i tuoi diritti, i tuoi diritti non esistono.
Quale futuro c'è per un Paese che non sa comprendere che in questo modo si alimenta la rabbia e la fiducia nella Giustizia e nello Stato. Qui /// ad essere calpestati sistematicamente, sono la lettera e lo spirito della Costituzione Italiana, che invece noi vogliamo difendere, prima ancora che cambiare.
Noi chiediamo una Corte Costituzionale che obblighi gli altri poteri a non calpestare il diritto delle persone che compongono questo Stato. Noi vogliamo uno Stato che riconosca davvero chi lo ha costituito e lo fa vivere quotidianamente. La rapina di soldi e diritti non può essere tollerata. Dovrei aggiungere un più. Non possiamo più ammettere rapine di diritti e di soldi. E per questo chiederemo solidarietà a tutte le altre organizzazioni sociali, a partire dai sindacati. Ma chiediamo anche un diverso approccio al problema da parte degli avvocati. Uno Stato giusto è uno Stato nel quale i diritti di tutti sono garantiti e se qualcuno non ha i soldi per farli valere, deve essere lo stesso Stato a farsene carico. Così è sempre stato e così deve essere nuovamente !!! Fare una causa civile oggi non ha senso per chi vanti diritti fino a mille euro. E se consideriamo che la generazione dei quarantenni è oggi definita “generazione mille euro”, come sanno bene gli amici della UIL-Temp, stiamo parlando di un sistema che oggi impedisce l’esercizio della giustizia per chi non ha soldi sufficienti. Abbiamo accettato, favorito e voluto l'introduzione della mediazione obbligatoria. Ora però, grazie alla sindrome del tassista Tafazzi, ci ritroviamo davanti ad una riforma monca, per i cedimenti alla corporazione degli avvocati che vorrebbero rendere obbligatoria l'assistenza legale.
Così l'operatività dell'obbligatorietà slitta sine die. E, se la Corte Costituzionale si pronuncerà contro, salterà del tutto. Come dire, una concessione in cambio di niente.
Anzi, in cambio di una spesa enorme sostenuta nella costituzione degli organismi di mediazione, per fare i corsi di addestramento, formazione ed accreditamento dei mediatori.

L’informazione

Le cose non sono ancora precipitate anche perchè il mondo dell'informazione, sia pure con i suoi limiti e le sue censure, continua a funzionare, grazie anche alla professionalità e impegno dei singoli giornalisti. Colgo l’occasione per ringraziare i giornalisti che sono qui e gli organi di informazione, stampata, televisiva, radiofonica e web che ci danno grande spazio e ci permettono di far arrivare la nostra voce ai cittadini. Però anche nel mondo dell’informazione gli spazi stanno diventando ogni giorno sempre più ristretti. A livello locale la tenaglia informativa è sempre più stretta, considerato che non c'è più un solo editore puro e che i gruppi proprietari dei media sono sempre più interessati a espandere la loro presenza verso i servizi a rete e obbligatori.
I nostri padri, per evitare le storture della mentalità monopolistica immaginarono una Rai di servizio pubblico che fosse il più possibile imparziale attraverso il controllo di tutti. Questo è sempre meno vero. Intanto voglio ricordare che fu grave la decisione presa 6 anni fa di escluderci dal Segretariato sociale della RAI. Quella era una avvisaglia che i tempi stavano cambiando, e si voleva rendere la Rai nebulosa e parziale, capace di spendere e spandere i soldi del canone, senza darne conto a nessuno. Ora siamo arrivati al paradosso di errori commessi con la certezza che eventuali sanzioni non saranno pagate dai responsabili dell'errore ma da noi, i danneggiati.
Vorremmo che nel CdA della Rai ci fosse chi rappresenta il popolo del canone. E vorremmo anche che il canone non fosse solo della Rai. Se proprio ci deve essere, e noi saremmo per abolirlo o quantomeno ridurlo, almeno che serva a finanziare anche le TV, le radio e la stampa locale, che finanzi anche il web e chi fa informazione in modo indipendente. E parlando di nuove tecnologie, mi permettete di dire che il digitale terrestre è un'aberrazione. Non funziona, non serve a nessuno, rompe le scatole a tutti. Anche l’Antitrust lo ha detto. Altro che digital box. Il dito lo metteremmo volentieri nell'occhio dell'inventore della moltiplicazione dei canali terrestri per questa via, in presenza di una tecnologia satellitare di migliore qualità e molto più semplice da usare. E meno costosa. Faremmo volentieri una class action. Ma sappiamo già come finirebbe.

I consumatori e le responsabilità

Certo, anche noi abbiamo le nostre responsabilità. Il movimento dei consumatori è composto da 18 associazioni nazionali e un pulviscolo di associazioni regionali. Dovremmo essere uniti. Non lo siamo. A volte ci dividiamo su ragioni comprensibili e talvolta anche giuste. Ma troppo spesso siamo divisi perché non siamo capaci di avere una visione strategica, insomma guardiamo al dito invece che alla luna. Come dice un mio carissimo amico, Segretario di una importante categoria sindacale, uniti non sempre si vince, ma certamente separati si perde. Il movimento dei consumatori deve misurarsi con questo impegno di unità. Troppe occasioni abbiamo sprecato !!! E’ necessario oggi capire che le differenze ci sono, ma possono essere comprese. E a proposito di comprensione , quello che non è più tollerabile è considerare i consumatori come una terra straniera, con lingue inconoscibili. La cosa proprio non va, anche perchè essere stranieri in un Paese nel quale ci sono almeno sette milioni di residenti ai quali vengono negate le più elementari regole che li tutelano, è davvero grave. Significa che né i nuovi italiani, né i vecchi hanno armi per difendersi con efficacia. Fa impressione, poi constatare che il Governo renda impossibile l'autodifesa dei cittadini, e incita contro chi cerca semplicemente di sopravvivere un altro anno, per il solo motivo di sviare l'attenzione dai problemi reali irrisolti. Chi cade in questo tranello è perduto. In questo Mondo, se non c'è comprensione reciproca, diventiamo tutti stranieri. Eppure la solidarietà tra le persone e la voglia di scambiarsi idee si vede a partire dall’esplosione del fenomeno internet. Voglia di chat, di forum, di blog, di social network ai quali partecipa tutta l’umanità con la voglia di dire, di consigliare, di criticare, di confrontarsi. Grazie anche ai nuovi media abbiamo seguito la guerra in Libia, abbiamo visto filmate coi telefonini le manifestazioni in Iran, in Marocco, in Egitto, in Siria. E abbiamo vissuto la tragedia del Popolo Giapponese… Si, l’orgoglioso Popolo Giapponese, ci ha fatto vedere solo pochi mesi fa come davanti a sciagure immense ed inimmaginabili la solidarietà e la sobrietà valgano più delle parole. “La vita umana è strutturata in modo tale che soltanto guardando in faccia la morte possiamo comprendere la nostra autentica forza e il grado del nostro attaccamento alla vita” Così diceva Yukio Mishima, il grande scrittore Giapponese. E quanto è stato vero davanti a quella tragedia. Oggi abbiamo con noi una rappresentanza di quel grande Popolo così ferito e turbato nella sua vita quotidiana, nei suoi affetti, e nella sua riservatezza. Salutiamo il Consigliere di ambasciata Chihiro TOBE E con lui salutiamo tutto il Popolo giapponese al quale va la nostra solidarietà e la nostra stima. La realtà è che possiamo comprenderci benissimo ed è inutile insistere con le divisioni. La pelle, la religione, la lingua contano per le tipologie dei consumi, non per la capacità di confrontarsi. Alla fine, siamo sullo stesso pianeta e nello stesso gioco economico. Non possiamo essere stranieri! Dobbiamo essere uniti per provare a vincere sulla crisi, sulla mancanza di idee e di valori, sulla parità dei diritti... di tutti. Noi siamo la Patria! Chi non ci riconosce è lo straniero.
Siamo un popolo solo … di mille splendidi colori.

E non certo per il packaging.



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