Congresso UIL Molise: il saluto del Presidente nazionale di Adoc |
Congresso UIL Molise: Una Adoc forte significa una UIL più incisiva ed un Molise più moderno
Intervento di saluto del Presidente Nazionale dell’Adoc
Sono qui, ancora una volta in Molise, a Campobasso, e mi sento davvero come in famiglia. Per questo ringrazio Pino Minicucci, e con lui Bruno Marinelli e Rodolfo Diana, perché hanno sempre creduto nell’Adoc.
E voglio ringraziare anche Nicola Criscuoli, il nuovo Presidente dell’Adoc del Molise, per il suo impegno e per l’entusiasmo con cui da un anno e mezzo sta seguendo l’Associazione.
Il Molise è una terra al centro dell’Italia che ha grandi problemi innanzitutto di comunicazione. Strade strette e pericolose, mancanza di un aeroporto, ferrovia rimasta all’epoca fascista, mancanza di un porto commerciale. Siamo al centro della penisola ma siamo più scollegati di Lampedusa. Per andare ne’isola all’estremo sud del nostro Paese da Roma ci vogliono 50 minuti, per venire qui quasi quattro volte di più. Siamo a 250 km da Roma ma impieghiamo lo stesso tempo che in treno ci vuole per andare a MIlano che è tra volte più lontano da Roma. Questo si riflette sul turismo ma anche sul sistema industriale ed agricolo molisano, che resta tagliato fuori da ogni flusso. E anche in quest’ottica va vista con grande preoccupazione la chiusura degli ospedali di Larino e di Venafro, in un’altra realtà territoriale potrebbe essere un problema marginale, qui, con le difficoltà di comunicazione, la chiusura di questi due presidi sanitari può significare mettere a rischio migliaia di persone, può voler dire creare problemi perfino con le future nascite.
Certo, il sistema sanitario sta facendo acqua e le regioni pagano prezzi altissimi. Qui in Molise si è arrivati ad un buco spaventoso che ha portato al commissariamento, ma la colpa è nostra? È dei consumatori? No, i responsabili allora devono pagare per i disastri che hanno compiuto, per le spese eccessive del sistema, non devono pagarle queste colpe i consumatori, i cittadini, che si vedono chiudere gli ospedali sotto casa.
E per quanto riguarda il turismo è lo stesso. Questa è una regione con tante potenzialità, ha il mare, un bel mare, ha i monti, ha una gastronomia ancora semplice e tradizionale, tanto ricercata da chi vuole mangiare bene e sano. Vi sono parchi naturali e vi sono siti archeologici importanti. Eppure è la ragione dove meno si è sviluppato il turismo, che è una risorsa importante soprattutto nel momento in cui i nostri industriali chiudono per crisi o preferiscono trasferire le produzioni al di là dell’Adriatico.
Noi come Adoc su questi fronti vogliamo batterci, come vorremmo poter discutere sulle soluzioni energetiche o sul riassetto del settore commerciale, che non può essere monopolio della grande distribuzione, mettendo a repentaglio il piccolo commercio, e di conseguenza la stessa sopravvivenza dei centri storici delle nostre città e dei paesi; ma è anche a discapito degli anziani che non hanno una facile mobilità ed autonomia. Il piccolo commercio è anche fondamentale per la socializzazione, e non va trascurato perfino rispetto ai problemi dei giovani ed alla mancanza progressiva di centri di aggregazione sociale.
Ho parlato del Molise, ma qualche parola voglio spenderla, pur nel poco tempo a disposizione, per fare un paio di considerazioni generali.
Molti interventi hanno parlato della crisi. Lo ha fatto Pino Minicucci nella sua splendida e appassionata relazione, ne hanno parlato i segretari di Cgil e Cisl e molti altri intervenuti. Ebbene la crisi c’è, non è passata e non si vede ancora la fine se non nelle nostre speranze. Però la crisi è stata provocata da qualcuno. Non possiamo far finta di niente. In Italia dalle scelte industriali e dalla mancanza di dialogo e di programmazione da parte del Governo negli ultimi venti anni. Ma anche dalle speculazioni dei commercianti nel 2002 e da finanzieri senza scrupoli che ci hanno regalato Parmalat, Ciro e quant’altro.
Sul piano internazionale le scelte americane e l’acquiescenza di un’Europa incapace di essere nazione hanno fatto la loro parte assieme alle speculazioni sulle materie prime fondamentali come il petrolio ed il grano. Ora le conseguenze di quella crisi le stiamo pagando noi, che certamente non eravamo gli artefici delle scelte fatte. Vorremmo almeno vederci più tutelati per il futuro, vorremmo vedere cambiare le regole del gioco, vorremmo essere più partecipi e più informati.
Intanto, posso dire che un piccolo tassello per tutelare quelli che hanno il mutuo e hanno perso il lavoro lo abbiamo messo. Non è grande soddisfazione ma è sempre un buon risultato. Per un anno abbiamo ottenuto la moratoria delle rate. Si possono non pagare senza essere protestati e senza il moltiplicarsi degli interessi.
Dobbiamo tutti fare di più intanto ottenere la diminuzione dei prezzi di prodotti strategici per le famiglie come l’alimentare, l’energia e i trasporti. Se non si abbassano questi prezzi nessun contratto sarà in grado di far recuperare quasi il 40% del reddito perso in otto anni, e quindi non si potranno né ricostituire i risparmi (necessari per gli investimenti) né comprare in altri settori dall’abbigliamento all’oreficeria, che sono settori industriali importanti per la nostra economia ma tutti penosamente in crisi.
Chiudo dicendo che nella UIL bisogno credere nell’Adoc, il lavoro che facciamo è complementare a quello del sindacato, le categorie devono crederci di più perché è anche un modo per offrire un servizio in più ai propri iscritti. Un servizio di cui le persone hanno sempre più bisogno.
Un’Adoc più forte significa una UIL più forte ed un Molise più moderno.
Grazie

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