TICKET: Adoc, d’accordo con indagine Fipe-Anseb, valore buono pasto va adeguato a costo della vita |
L’Adoc è d’accordo con i dati espressi dall’indagine sui buoni pasto realizzata da Fipe e Anseb, la quale afferma che 7 lavoratori su 10 sono impossibilitati a pranzare con i buoni pasto. Secondo l’Adoc è necessario alzare la soglia dell’esenzione fiscale e contributiva, attualmente a 5,35 euro, adeguandola al costo della vita.
“Condividiamo l’allarme lanciato da Fipe e Anseb sui buoni pasto e sulle difficoltà dei lavoratori – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – e chiediamo al Ministro Sacconi di convocare con urgenza un tavolo per affrontare questa delicata situazione, aperto ai consumatori e ai commercianti. E’ necessario alzare la soglia dell’esenzione fiscale e contributiva dei buoni pasto, attualmente 5,35 euro, valore fermo da 15 anni. Negli altri Paesi europei l’adeguamento è già stato realizzato da tempo: in Spagna il valore defiscalizzato è di 9 euro, circa il 70% in più dell’Italia, in Francia 7 euro, in Portogallo 6,70 euro. Con un buono pasto oggi non si riesce a comprare un pasto completo, ma basta appena per un tramezzino, un succo di frutta e un caffè. Considerato che gli utenti giornalieri sono circa 2 milioni, e 100 mila i ristoranti e i bar convenzionati, aumentare il valore dei buoni aiuterebbe i consumatori in un momento di gravi difficoltà economiche. Secondo le nostre stime, inoltre, circa il 10% dei buoni pasto in circolazione non viene utilizzato perché scaduto, comportando la perdita per il possessore del buono 15% del suo valore, pari a circa 300 euro. Per questo proponiamo l’eliminazione della scadenza, come già fatto per le carte telefoniche prepagate, o almeno fissare una scadenza quinquennale”.
Per l’Adoc il rincaro dei prezzi dei prodotti da bar e ristoranti è anche provocato dal sistema dei buoni pasto.
“La modifica peggiorativa delle regole in questo settore ha portato alle discutibili aste al ribasso per l’attribuzione alla società dell’appalto, al rimborso degli esercizi commerciali spesso sottostimando il valore nominale del buono – continua Pileri - infine il ritardo assurdo nel pagamento ai ristoratori delle proprie spettanze ben oltre i 60 giorni canonici. Tutto questo comporta il tentativo di recupero economico da parte degli esercenti. Che spesso viene caricato su tutti i prodotti venduti, causando un effetto inflattivo che come Adoc denunciamo da quattro anni.”

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