Tra i fenomeni che maggiormente hanno modificato la struttura demografica italiana negli ultimi 20 anni, l’invecchiamento della popolazione rappresenta un dato sul quale indirizzare maggiori risorse economiche e maggiori risposte alla domanda di tutela e assistenza.

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Se da un lato l’elevata percentuale di ultrasessantacinquenni, costituisce un importante indicatore di benessere, quando è associato ad un basso tasso di natalità, comporta una serie di trasformazioni sociali di cui gli amministratori locali non possono non tenere conto: dall’aumento del timore rispetto alla criminalità e alla sicurezza urbana alla nuova domanda di servizi sociali, alle modificazioni dell’offerta di lavoro. Secondo gli ultimi dati rilevati dal Rapporto del Censis (2007) “Condizione della popolazione in Italia” lo squilibrio demografico che si è venuto a creare nel nostro Paese rappresenta un fenomeno in costante crescita di cui di cui non si prevede nel breve periodo, un’inversione di tendenza. Risultano quindi indispensabili nuove politiche di welfare locale, nuovi interventi finalizzati a favorire la formazione continua, anche per gli anziani.

Tradizionalmente, uno dei pilastri del welfare italiano - e dell’assistenza agli anziani in particolare – è rappresentato dall’azione diretta di cura delle famiglie. Tuttavia, anche a causa delle modificazioni demografiche intervenute, questo pilastro si sta rapidamente indebolendo. Infatti, a fronte del forte aumento del numero dei nuclei familiari, si è registrata una progressiva riduzione del numero medio dei componenti: le famiglie monoparentali, anche a seguito della crescita delle separazioni e dei divorzi, e quelle composte da una sola persona (spesso composte da persone anziane) sono in aumento. Secondo le ultime ricerche negli ultimi anni è radicalmente mutata la percezione da parte del cittadino dei propri diritti di cittadinanza: i servizi sociali così come quelli sanitari sono sempre più sentiti come un diritto e non come un privilegio della nostra società, un diritto da tutelare anche quando il cittadino può essere chiamato a contribuire direttamente ed economicamente, secondo specifiche condizioni. Bisogni sentiti soprattutto tra la popolazione anziana.

L’invecchiamento della popolazione è un processo che interessa tutto il territorio nazionale, che tende a ingrandirsi e a evidenziarsi con modalità differenti a seconda del contesto sociale, economico e culturale in cui esso si verifica. Secondo gli ultimi dati Istat l’analisi degli indicatori strutturali e di carico demografico conferma un quadro dell’invecchiamento ulteriormente accresciuto nel corso del 2009.

Si tratta comunque di un processo che è ineluttabilmente influenzato da una molteplicità di fattori quali ad esempio il sostegno delle famiglie, il livello dei piani sociali per far fronte alle mutate esigenze della popolazione, e il grado di formazione e informazione degli anziani.

È opportuno rilevare che l’anziano di oggi (oltre i 65 anni) ha bisogni differenti rispetto alla popolazione anziana dei decenni precedenti, che tendevano a vivere negativamente la fine dell’attività lavorativa.

Dalle indagini sulla popolazione anziana emergono dati relativi alle condizioni di salute, all’autonomia e all’inclusione sociale. La stessa età quindi non sempre rappresenta una variabile sufficiente a definire un gruppo omogeneo nell’attuazione delle politiche sociali. Non si può quindi analizzare il settore “globale” delle politiche sociali dedicate agli anziani quanto piuttosto di vari settori che compongono le misure sanitarie, l’inclusione sociale, l’attivazione, la socializzazione, ecc. Questo comporta una frammentazione territoriale delle politiche di assistenza, di tutela e di inclusione per gli anziani, con conseguenze di carattere socio-metodologico: assenza di un quadro unitario per l’assistenza agli anziani, e nuovi modelli di regolazione e di governance delle politiche di assistenza agli anziani. Sul piano prettamente istituzionale e di welfare quindi occorre far riferimento ai piani sociali regionali e verificarne l’attuazione. Accanto a questi indicatori si è provveduto ad analizzare anche i capitoli di bilancio delle regioni per capire le dinamiche di investimento nel settore delle politiche sociali per gli anziani.

Analizzando le ricerche sulle “percezioni” degli anziani e sulla loro aspettativa di vita (dati Istat 2007) risulta che tra gli anziani l’emergenza microcriminalità rappresenta ormai una fonte di notevole allarme sociale. Truffe, scippi e rapine occupano una posizione predominante nella scala delle “preoccupazioni” presenti; la stessa “condizione di salute” è tra gli elementi che la popolazione anziana autosufficiente annovera al secondo posto rispetto all’emergenza “sicurezza”. Il senso di insicurezza tra la popolazione anziana è dato da una compenetrazione di due che, da tempo, nella letteratura scientifica internazionale, vengono analiticamente tenuti distinti. Il primo (concern about crime) è la preoccupazione, di ordine sociale, politico o anche morale per la criminalità. Questo sentimento è, in genere, influenzato dal grado di partecipazione politica, dall’adesione ad una determinata visione del mondo, dai valori che la comunità dovrebbe perseguire e che lo Stato dovrebbe incoraggiare. L’altro sentimento è la paura della vittimizzazione (fear of crime) è, invece, il timore che gli individui hanno di poter subire un reato, per la propria incolumità personale o per i propri beni (fonte Ministero degli Interni). Un indicatore importante, da tener presente nelle ricerche di sfondo sulle percezioni della popolazione.

Nella stessa ricerca Istat si evidenzia però un dato significativo gli anziani cominciano a utilizzare le nuove tecnologie, soprattutto il computer. Secondo i dati Istat, in quattro anni, dal 2005 al 2009, proprio la fascia di età 60-74 anni e oltre ha infatti fatto registrare la percentuale maggiore di incremento nell'utilizzo di computer rispetto al resto della popolazione, con una media del +81% circa di utilizzatori.

Le cifre indicano un trend, hanno affermato i ricercatori, particolarmente significativo alla luce del costante invecchiamento della popolazione anche se, rispetto ai giovani, gli over-60 restano comunque la categoria che registra un accesso alle tecnologie più limitato. Le statistiche Istat più recenti fotografano quindi una fascia di popolazione anziana sempre più tecnologica: l'uso del pc tra la popolazione di 60-64 anni è infatti passato dal 13,8% del 2005 al 25% nel 2009 e dal 5,5% al 9,9% per la fascia 65-74 anni. E nello stesso arco temporale l'uso di internet è 'schizzato' dal 10,8% al 22,8% per i 60-64enni e dal 3,9% all'8,5% per i 65-74enni.

Fruire di servizi eCommerce o delle telefonate gratuite tramite il VoIP, o preferire la lettura di giornali online, che risulta più agevole anche per via dei caratteri più grandi, sono tra le motivazioni che spingono gli anziani a rivolgersi al web.

I più abili sono diventati eShopper, ordinano o comprano merci e servizi: il 22,2% dei 60-64enni e il 15,4% dei 65-74eni. E non c’è da meravigliarsi se gli acquisti riguardano soprattutto viaggi e vacanze (43,3% per i 60-64enni e 30,7% per i 65-74enni) e attrezzature elettroniche come macchine fotografiche e videocamere (18,7% e 17,5%).

Se da un lato questi dati sono incoraggianti, poiché evidenziano la non passività degli anziani dall’altra pongono dei seri problemi in ordine a possibili raggiri telematici a danno delle persone anziane.

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L’obiettivo principale del progetto GEA (anche alla luce di quanto si è appreso dalle precedenti leggi a tutela e sulla base dei suggerimenti del Parlamento Europeo, del Comitato delle Regioni) è la prevenzione degli stati di emarginazione sociale della popolazione anziana, attraverso la promozione del benessere sociale e del concetto di cittadinanza attiva favorendo la loro partecipazione ai servizi della comunità locale, con strumenti di tutela e autotutela. Questa finalità può essere opportunamente declinata in una serie di sub-obiettivi specifici, che contribuiscono ad esplicitare con maggior dettaglio la mission del progetto.

I volontari del servizio civile, in particolare, saranno impiegati per l'informazione e la tutela dei consumatori e, ove possibile, anche per la consulenza legale, sotto la supervisione di avvocati ed esperti in materie consumeristiche. Altre attività accessorie saranno comunque collegate all'oggetto sociale indicato negli statuti delle associazioni, nel pieno rispetto dell'art.1 della l. 64/2001.

I volontari affiancati dagli operatori locali e dai legali e/o dagli operatori locali di progetto, dopo essere stati formati, daranno informazioni, assistenza e tutela ai cittadini – consumatori che si rivolgeranno alle nostre sedi, realizzando azioni specifiche in favore dei consumatori anziani e degli altri soggetti deboli.

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