Sicurezza Alimentare

Post image Secondo recenti studi, nell’ambiente domestico si originano più della metà degli eventi epidemici di tossinfezioni alimentari e circa un terzo del numero complessivo di casi di malattia. (dati Rapporto ISTISAN .- ISS).

Per contro dal punto di vista di minaccia “percepita” l’ambiente esterno è considerato più ostile rispetto all’ambito domestico, tanto che solamente il 9% dei cittadini sono “molto preoccupati” per l’igiene standard della propria casa a il 18% è abbastanza preoccupato; percentuali che salgono rispettivamente al 25% e al 43% quando ci si riferisce all’ambiente extra-domestico.

Il fenomeno delle tossinfezioni alimentari di origine domestica, sia pur considerevole, viene sottovalutato dai consumatori. Bisogna comunque sottolineare che le fasce maggiormente vulnerabili e esposte alle tossinfezioni alimentari domestiche sono gli anziani e in alcuni casi le persone che vivono da sole.

Secondo i dati della WHO (World Health Organization) i maggiori problemi sulla sicurezza alimentare sono di origine microbiologica. Inoltre per quanto riguarda le patologie acute e subacute i rischi sulla sicurezza alimentare evidenziano che agrofarmaci, pesticidi e farmaci veterinari, sono responsabili per meno dell’1% sulle malattie associate agli alimenti. Sempre secondo questo studio nell’ambiente domestico si verificherebbero dal 30 al 40% e oltre del numero complessivo di tossinfezioni alimentari. Recenti indagini, confermano questo dato (Lake & Simmons 2001, Gilbert et al. 2007) evidenziando che quasi il 40% delle tossinfezioni alimentari ha origine domestica che derivano principalmente da errori nella gestione e manipolazione degli alimenti da parte del consumatore stesso

E' un dato che fa riflettere perché, mentre tutta la filiera alimentare (dal produttore al consumatore), i luoghi di collettività, come scuole, mense, case di cura, case di riposo, vengono sottoposti tutti a rigidi controlli, l’ambiente domestico sfugge a tale regola

Gli studi sulla percezione del rischio sulla sicurezza alimentare (Nomisma 2000) sottolineano che i consumatori italiani attribuiscono maggiore importanza alle preoccupazioni derivanti dall’uso dei pesticidi (64%), alla presenza di controlli di organismi autorizzati (52%), all’assenza di ormoni (49%), all’assenza di additivi (44%) e all’assenza di conservanti (35%). I consumatori, quindi sono più preoccupati per i fattori esterni identificati come pericolosi (residui di pesticidi, nuovi virus – come ad esempio l’influenza aviaria – condizioni igieniche fuori casa), piuttosto che i fattori personali (proprie allergie o intolleranze) o legati alla propria condotta (preparazione e conservazione dei cibi). Nonostante i dati e le ricerche in questo settore il rischio è ampiamente sottovalutato dalla popolazione che non esercitano un ruolo attivo di prevenzione delle malattie trasmesse da alimenti a genesi macrobiotica.

Talvolta tra le cause di tale atteggiamento si evidenzia una scarsa conoscenza dei reali pericoli e in altri casi una non corretta percezione del rischio, non attuando comportamenti idonei per la prevenzione e il contenimento di tali rischi.

Il consumatore medio considera con maggior ottimismo i rischi legati allo stile di vita (obesità, alcool), rispetto ai rischi collegati a fattori esterni e tecnologici (OGM, pesticidi, condizioni igieniche fuori casa), in quanto nel primo caso ha la sensazione illusoria di controllare la situazione, con conseguente riduzione del rischio.

Il numero dei possibili individui esposti al rischio di intossicazioni anche gravi in ambito domestico è cresciuto negli ultimi decenni, soprattutto per i cambiamenti nello stile di vita.


Obiettivi

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L’obiettivo principale del progetto è quello di creare una nuova consapevolezza sulla sicurezza alimentare, consolidando un patrimonio già esistente di informazioni affinché le informazioni prodotte svolgano un ruolo di indirizzo per la individuazione delle priorità sanitarie e la valutazione dell’efficacia dei programmi di prevenzione.

Tra i vari obiettivi specifici:

  • Prevenire nuovi casi di tossinfezione “evitabili”, ad esempio dovuti a preparazione e conservazione degli alimenti errata.
  • Accrescere nella popolazione, soprattutto tra le categorie a rischio (anziani, persone immunodepresse, donne in gravidanza), la conoscenza delle malattie infettive a trasmissione alimentare, e i pericoli determinanti dalle tossinfezioni alimentari in ambito domestico.
  • Costruzione di una banca dati orientata specificamente ai casi di tossinfezione e malattie alimentari distinta per luoghi di origine al fine di definire una “mappa di rischio alimentare” regionale (veicoli, fonti, comportamenti e abitudini alimentari, consumi, ecc.). Comparazione dei dati di tossinfezione domestica con le analisi dei prodotti alimentari.
  • Aumentare le conoscenze del consumatore sulle caratteristiche dei diversi tipi di alimenti, di origine animale e vegetale, al fine di effettuare una scelta corretta e consapevole al momento dell’acquisto, elemento cardine della sicurezza alimentare.
  • Seguire l’evoluzione dell’incidenza delle infezioni e delle loro conseguenze (complicanze, esiti, ecc.)


Fasi attività

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I volontari saranno impiegati in tutte le attività del progetto.
  • Numero posti con vitto e alloggio: 0
  • Numero posti senza vitto e alloggio: 8
  • Numero posti con solo vitto: 0
  • Numero ore di servizio settimanali dei volontari, ovvero monte ore annuo: 1400
  • Giorni di servizio a settimana dei volontari (minimo 5, massimo 6) : 5
  • Eventuali particolari obblighi dei volontari durante il periodo di servizio: Ai volontari sarà richiesta massima flessibilità oraria.